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La Chiesa di Santa Brigida nel Borgo di Pré

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La grande Chiesa delle Brigidine occupava tutta l’area su cui ora sorgono i tre edifici noti nella zona come “palazzi Dufour”, dal nome del loro costruttore ottocentesco.  Comprata la Chiesa nello stato in cui era ormai ridotta a causa  dell’abbandono e degli usi profani  (cui si è accennato nella “Storia”), la distrusse  completamente con la conseguente perdita di tutti gli affreschi che ne ornavano volte e pareti e delle  lastre tombali di marmo che ne costituivano il pavimento.

Per lo meno così sembra, perché in effetti sopravvivono tuttora l’abside - sporgente dall’ultimo dei tre caseggiati - e il grande muro della navata destra su cui è poggiato l’attuale  complesso edilizio e che si riconosce ancora per i grandi pilastri che fiancheggiano le salite Balaclava e Famagosta. Per non parlare dei fondi, di cui si è detto nella pagina dedicata alla “Storia”.

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Ma torniamo all’antica Chiesa. Essa certamente nacque dalla devozione che la Santa svedese aveva saputo suscitare anche nella nostra città. Non è da escludere, tuttavia, che le condizioni politiche del tempo abbiano avuto un loro peso. Genova, infatti, era in quegli anni soggetta alla Francia, che vi aveva mandato un suo Governatore. E questo Governatore, il Maresciallo Boucicault, era un  appassionato devoto di Santa Brigida.


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Comunque sia andata, gli antichi documenti tramandano che alla fondazione del 1403 seguì, nel 1518, una  completa ricostruzione della Chiesa e del monastero a spese pubbliche. E’ a questa data che si può far risalire la grandezza e l’imponenza che la caratterizzano nelle stampe della Genova seicentesca. Il 1710, infine, fu l’anno in cui ci fu qualche restauro o risistemazione degna di memoria, se un cippo, recante quella data e una citazione biblica sul retro, venne posto sul sagrato… Ed è ancora lì

 

Della facciata abbiamo un disegno eseguito nel settecento: sembra molto semplice, ma riproduce al di sopra del portale l’immagine di una scala marmorea rivolta verso il cielo, che corrisponde alla primitiva intitolazione a “Santa Brigida e Santa Maria in Scala Coeli”. Col passar del tempo la Chiesa viene nominata semplicemente “di Santa Brigida”,  ma rimane il ricordo di quella intitolazione nella scritta che ancor oggi si legge sull’arco a metà della salita, arco che costituiva l’ingresso principale del complesso monastico. Anche l’arco aveva una sua decorazione ad affresco nel lato posteriore: chi volesse vedere quel che ne è rimasto può andare al Museo di Sant’Agostino. Infatti l’ultimo frammento è stato staccato, restaurato ed esposto in quella sede.

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L’articolazione degli elementi architettonici della chiesa pare rispecchiassero la stessa concezione mistica che aveva dettato a Brigida le regole del suo ordine, concezione basata sui numeri 5 e 12 e che le era stata suggerita nel corso delle sue visioni soprannaturali.

Della struttura e della decorazione artistica interna alla Chiesa rimane memoria nelle guide del ‘700 e dei primi dell’800. Lo stile architettonico era un gotico quattrocentesco: l’interno era suddiviso in tre navate da pilastri ottagonali. L’abside, poligonale, prolungava la navata centrale, mentre quelle laterali terminavano con un muro rettilineo su cui si apriva una finestra alta e stretta.

 

Si parla di due fasi decorative: la prima – con dipinti di Galeotto Nebbia (Neber di Castelacio) e di Giovanni Mazone, noto per il polittico dell’Annunciazione in Santa Maria di Castello - risaliva ancora al ‘400. La seconda, che viene minuziosamente descritta nelle guide del tempo, viene completata tra cinque e seicento, quando la Chiesa raggiunge il suo splendore.

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L’unico dipinto di cui si conosca il destino è una grande tela di Luca Cambiaso: entrata in un primo tempo a far parte di una collezione privata cittadina, sembra si trovi oggi negli Stati Uniti. Di altre opere pittoriche conosciamo solo i nomi degli artisti: Domenico Piola, Paolo Girolamo Piola, C. Procaccini, D. Parodi, G. Assereto, G.A. Carlone, D. Ponsonelli, P.P. Raggi, G. De Ferrari.  Tutto ciò che poteva interessare il mercato antiquario si è disperso, il resto è stato distrutto insieme ai muri; non rimangono che due bozzetti di P.G. Piola, conservati nei magazzini di Palazzo Rosso e Palazzo Bianco.

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Si è accennato alle lastre tombali della Chiesa di Santa Brigida. Era consuetudine delle nobili e mercantili famiglie della città riservarsi, con lasciti e donazioni, il privilegio di avere sepoltura nelle grandi chiese; magari anche un monumento. Così, ad esempio, Benedettina Spinola fece costruire in Santa Brigida un sepolcro con “arca marmoreea e statua” per il fratello Agostino Grillo de Cattaneis, medico e filosofo, morto nel 1561. Altre famiglie avevano sepolture nella chiesa, segnalate appunto dalle lastre di marmo della pavimentazione, con i relativi stemmi e nomi.

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Gli eventi rivoluzionari di fine ‘700 cancellarono la presenza di tanto splendore in questa zona della città e aprirono la strada alla successiva speculazione edilizia, senza tuttavia riuscire ad eliminare del tutto quella memoria che i luoghi, meglio degli uomini, sanno conservare e tramandare.

 

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